#7 Quello che non ti aspetti dalla Cina

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Ci stiamo pian piano dirigendo verso la fine di questo nostro viaggio. Abbiamo conosciuto tanto di Drusilla, e ancora di più abbiamo scoperto di lei tramite i tanti impulsi che, da terre lontane, hanno permesso la nascita di Melting Pot, la sua nuova collezione.

In attesa del prossimo articolo — quello in cui, finalmente, vi mostreremo gli abiti — non possiamo evitare però di fare un’ultima tappa in una terra altrettanto ispirante per la nostra stilista: la Cina.

D’altronde da qualcosa dev’essere pur nata la passione di Drusilla per la cultura asiatica; ebbene, quel qualcosa va cercato proprio in Cina, luogo di fascino e contraddizione. Un luogo che è apparso agli occhi di Drusilla misterioso e di ispirazione perché raccontato da un regista che lei definisce ≪un uomo profondamente innamorato del suo passato e di quello del suo paese≫: Wong Kar-wai.

Chi è Wong Kar-wai? Io tenterò di rispondere a questa domanda; la ragione per la quale questo regista è così importante per Drusilla, però, lascerò che ve la spieghi direttamente lei.

Wong Kar-wai è nato nel 1958 in Cina, ma il suo stile, ciò che l’ha reso celebre, esula totalmente dalla direzione canonica del cinema cinese contemporaneo.

In molti lo definiscono il più occidentale tra i registi cinesi proprio a causa del suo approccio sperimentale. Quel che è certo è che, seppur le ambientazioni siano hongkonghiane, l’estetica del regista è molto vicina a quella americana: ricca di colore e di naturalezza, il cinema di Kar-wai si presenta carico di una freschezza che poco appartiene agli altri registi cinesi.

I temi che tratta sono in genere intensi, persino struggenti — la morte, ad esempio; la droga, la sofferenza — ma i toni che sceglie sono di una malinconia tendenzialmente dolce, quasi nostalgica, e la pillola è come se un po’ si addolcisse.

Con gli anni, il cinema e il metodo di realizzazione del regista si sono via via definiti: pare che ad oggi, durante le riprese, la materia creativa sia quanto più plasmabile possibile; la direzione, persino i dialoghi e l’atmosfera, si delineano col trascorrere del tempo e solo così emerge la voce più autentica dell’artista. Ne consegue un iperrealismo che ha sedotto molti e che ha dettato le condizioni per ritenere Wong Kar-wai uno dei cineasti più interessanti e apprezzati della contemporaneità, specie dopo l’enorme successo ottenuto tramite il suo quarto film, Hong Kong Express (1994).

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Ma ora lasciamoci spiegare proprio da Drusilla qual è la sua opinione del regista che stiamo conoscendo:

Wong Kar-wai ha saputo magistralmente restituire al cinema cinese il diritto di essere considerato cinema d’autore. […] in tutti i suoi film mescola inserti di abiti, canzoni e panorami urbani d’epoca che si fondono coi panorami dei suoi ricordi, di quando era un bambino.

Vedere un suo film è come immergersi nella vita cinese di un tempo: quando ancora ad Hong Kong esistevano forti divisioni tra coloro che parlavano il mandarino e quelli che invece parlavano il cantonese.

Hong Kong viene descritta come una città metropolitana affollata di anime sole e disperate, ognuno in preda alle proprie solitudini e i suoi drammi d’amore.

Nel prossimo articolo lasceremo finalmente spazio agli abiti della collezione Melting Pot disegnati da Drusilla!

A presto!

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