#6 Roba (giapponese!) da femmine

Abbiamo visto come l’armonia che vige alla base della cultura giapponese sia stata un’inesauribile fonte di ispirazione per Drusilla.1-4aojtdf9bugbtxvzsvj8mg

Nel precedente articolo, inoltre, abbiamo conosciuto l’arte del Butoh, misteriosa quanto affascinante esemplificazione del potere della contaminazione. Niente di più affine a Melting Pot, la nuova collezione della nostra brillante stilista.

Continuiamo oggi il nostro viaggio che, articolo dopo articolo, ci sta facendo immergere nella storia che Drusilla vuole raccontarci tramite i suoi abiti.

Restiamo in Giappone, almeno per oggi, ma distaccandoci per un attimo dagli aspetti ideali che hanno guidato la stilista per far spazio, invece, a quelli figurativi. E chissà che tra le righe non troviate anche qualche indizio per quanto riguarda lo stile degli abiti che a breve vi mostreremo.

Iniziamo da una figura affascinante, suggestiva e, perché no, a tratti inquietante: il Samurai.

A dispetto di quanto si creda, originariamente il ruolo del Samurai era di poco conto: l’unico criterio per sceglierli — siamo nel 900 d.C. — prendeva in considerazione quanti barbari un combattente era riuscito ad uccidere in battaglia. Tutto qua.

Bisognerà aspettare il XII secolo affinché l’importanza di queste figure si radichi nella cultura giapponese: rimase intatta l’autorità simbolica dell’Imperatore, ma i governanti fattivi, da questo momento in poi, furono i daimjo (ovvero i feudatari locali) i quali, ovunque andassero, si facevano accompagnare dai samurai. Da questo rapporto di subordinazione deriva, chiaramente, il celebre senso dell’onore e del rispetto che ogni samurai deve al suo signore; non solo, questo rapporto simbiotico tra samurai e daimjo permise ai combattenti di acquisire un ruolo nella società alla stregua della nobiltà, un ruolo perennemente in ascesa che subirà la svolta definitiva grazie al contributo di Hideyoshi Toyotomi, un ex contadino che, battendosi valorosamente, riuscì a diventare prima samurai e poi daimjo. Ma la vera rivoluzione che introdusse Toyotomi fu il principio di ereditarietà dello status di samurai. Si configurò così una vera e proprio casta chiusa, caratterizzata dall’onore, la fede e lo spirito indissolubilmente guerriero.

Ma i Samurai esistono ancora? Il Giappone, si sa, negli ultimi decenni si è molto aperto al mondo occidentale. Per quello che è il nostro campo, diamo un’occhiata, ad esempio, all’abbigliamento proposto da questi giovani:

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Ciononostante, però, resta intatto nel DNA giapponese uno spiccato senso del dovere che, sovente, migra verso il sacrificio. Basti pensare al drammatico caso dei kamikaze, piloti che, durante la Grande Guerra, erano disposti a scagliarsi contro le navi pur di immolarsi per il loro Paese. E cos’è, questo, se non un seppuku 2.0?

Inoltre, Yukio Mishima, al grido di ≪Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto≫, fece seppuko davanti alle telecamere il 25 novembre del ’70. E parliamo del ‘900.

Insomma, la storia del Samurai e della sua affermazione all’interno della cultura giapponese resta articolata e affascinante. Per quanto riguarda Drusilla, invece, potreste chiedervi cosa c’entri tutto questo con gli abiti della stilista.

Non posso ancora confessarvelo, ma in compenso posso girare a voi un’altra domanda: sicuri che essere un Samurai sia solo roba per uomini? Vedremo…

Il nostro viaggio in Giappone finisce qui. Ci sposteremo presto altrove. Ma prima, avete ragione… vi avevamo promesso un indizio! Che parli la prossima immagine:

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